Caro Charlie, mi sono sbagliato

di venerdì, 2 settembre, 2016 0 link 3

Caro Charlie,

l’ho capito tardi, oggi. Ho capito di essermi sbagliato.

Sì, mi sono sbagliato quando, nel gennaio 2015, feci mio – con milioni di altre persone – lo slogan “Je suis Charlie”. Avrei potuto scrivere “Je suis avec Charlie” (sono con Charlie), avrei potuto optare per un laico “Allez Charlie”, “Courage Charlie”. Ma no, non sono Charlie: je ne suis pas Charlie. Oggi come ieri.

Certo, sono state le tue orribili vignette sui miei connazionali morti per terremoto ad avermi schiaffeggiato in faccia la tua diversità genetica da me. È il disgusto generato dalle parole, dalle immagini, da quella banale e violenta volgarità che oggi ti rende ai miei occhi piccolo. Stupido. Insignificante. Ma già allora non ero Charlie,  je n’étais pas Charlie.

Vedi (te lo scrivo da cattolico tiepido al limite dell’agnosticismo): mai e poi mai avrei usato la tua violenza blasfema contro i credenti di ogni religione, mai e poi mai avrei portato a quel punto la provocazione (culto a cui ti prostri ogni settimana con una ritualità che ti equipara ai bigotti di ogni latitudine). Fu il dolore per il sabba di sangue consumatosi tra le vostre scarne scrivanie a catturarmi. Fu quell’emozione a farmi proclamare un’appartenenza che non esisteva. E che oggi rinnego, per sempre.

Je ne suis pas Charlie. Perché sì, è vero: quel prodotto dell’intelletto che si chiama satira è libero per definizione. Ma l’uomo è (dovrebbe essere) per definizione umano.

Je ne suis pas Charlie, donc. Non sono Charlie: mi considero sia libero che umano, io. Umano.

Sono altro da te. Sei altro da me.

Adieu.

3

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *