Trump: i 6 colpi che hanno messo K.O. Hillary

di venerdì, 11 novembre, 2016 0 link 1

Com’è che Donald Trump, in apparenza un marziano, è diventato presidente degli Stati Uniti? Proviamo a spiegarcelo, non con il “senno di poi” né esprimendo giudizi ma semplicemente osservando quello che è accaduto, e magari cercando di immaginare fino a che punto l’elettorato italiano oggi possa somigliare a quello americano.

Trump ha messo al tappeto Hillary con 6 colpi ben assestati. Il primo:

Slogan vs. Narrazione

Hanno vinto gli slogan: semplici, elementari, trancianti. Ha vinto la sintesi, estrema e spesso urlata. Gli americani (e forse non solo loro) si sono stancati di “farsi raccontare”. Le promesse elettorali valgono quel che valgono? Bene, che siano almeno brevi, semplici, prive di orpelli. E poi, viviamo o no nell’era dei 140 caratteri, dei messaggini, di whats’app? La politica che non lo comprende è fuori dai giochi.

Sorriso vs. Ghigno

Ha vinto il ghigno. Gli americani si sono riconosciuti nell’espressione corrucciata e spesso rabbiosa di Trump più che nei sorrisi stereotipati di Hillary. I dati macroeconomici sono in miglioramento? Non m’importa nulla. Conta quello che succede in casa mia, e soprattutto nel mio portafoglio. Chi ha poco da ridere si è riconosciuto nel volto incazzato di Trump e nel suo indice puntato contro avversari, nemici, autentici o costruiti che fossero.

Campagna tradizionale vs. Campagna Social

Ha vinto la campagna Social. Perché Trump ha usato meglio la comunicazione digitale, che è (o sembra) più autentica di quella analogica, più diretta e vicina. E anche perché la Rete esalta i messaggi forti. Prova a scorrere Facebook o Twitter: i post più numerosi ed eclatanti sono quelli “contro”. Trump, quindi, ha vinto 2 volte. Perché ha puntato con più convinzione e competenza sui Social. E perché li ha alimentati con messaggi e con un linguaggio adatti alla comunicazione digitale, alla condivisione, al coinvolgimento dell’elettorato.

Leader vs. Partito

Ha vinto il leader, il cane sciolto, che non solo ha battuto la Clinton ed i democratici, ma ha anche (e forse soprattutto) sconfitto il proprio partito, che in gran parte gli ha remato contro fino all’ultimo giorno. Le istituzioni non sono per nulla sexy: non lo sono più, ammesso che lo siano mai state. Ed i partiti ne fanno parte così come quella sovrastruttura fatta dai giornali, dalle lobby, dalla finanza, che è stata battuta insieme con Hillary Clinton.

Politicamente corretto vs. politicamente scorretto

Ha vinto il politicamente scorretto. È come se la soglia del dolore si fosse alzata, come se servissero parole molto più forti di un tempo per scuoterci, e se un po’ ci piacesse farci scuotere, perché se è sangue e merda qua fuori che sia anche sangue e merda là dentro. Un fenomeno solo Made in USA? Mah… Pensa a quello che accade anche da noi in televisione, sul web, in radio.

Ruvido vs. Patinato

Ruvido. La ruvidezza delle parole sessiste pronunciate da Trump sulle donne ha disturbato molti, ma echeggia le battute un po’ grevi dei bar e degli spogliatoi. Come le frasi sugli immigrati, o gli attacchi brutali alla rivale. Una ruvidezza autentica quindi, che alla resa dei conti ha funzionato meglio delle espressioni patinate e troppo costruite di Hillary.

E adesso, mister Donald, arriva la parte più impegnativa. Conservare questa carica esplosiva all’interno della Casa Bianca senza farla saltare per aria. O moderare i toni senza snaturarsi. E qui ti voglio vedere…

1

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *